Oggi 7 febbraio 2010 è la XXXII giornata per la vita, voluta dai vescovi all’indomani dell’approvazione della legge sull’aborto, per testimoniare che la Chiesa non si arrende davanti alle offese recate alla vita umana. La prima domenica di febbraio ha il compito specifico di ricordarci lui: il più piccolo e il più povero.
Diceva Madre Teresa: “se accettiamo che una madre possa sopprimere il proprio figlio, che cosa ci resta?” Cioè: “se non diciamo nulla, se non facciamo nulla per aiutare i più piccoli e deboli (sono i concepiti, ma anche molto spesso le loro madri schiacciate dalla solitudine se non addirittura dalla pressione dell’ambiente) come faremo ad avere l’energia e la forza necessaria per cambiare il mondo?”
“Le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà” e che “l’insieme” che crea la solidarietà è determinato soprattutto dalla contemplazione della vita che la madre povera (nei molti sensi in cui si può essere “poveri”) porta in sé.
“E’ la forza della vita che salva la vita”.
La “necessità” di abortire non è tanto determinata dalla povertà materiale, quanto dall’annebbiamento del valore della vita.
Trentadue anni fa, fu istituita la Giornata della Vita, affinché prendesse vigore, ogni anno di più, quella solidarietà concreta verso le madri in difficoltà, che testimoniando con i fatti l’amore alla vita, prenetrasse nelle coscienze assopite e vi risvegliasse la forza della vita”.
(Dal mensile del Movimento per la vita italiana:Sì alla Vita)
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