“Nello scegliere la strada della Carità, della Giustizia, della Pace, vi sono alcuni personaggi che rappresentano per il vissuto di ogni uomo, cristiano e non cristiano, delle figure esemplari, dei punti di riferimento. Questi grandi uomini e donne hanno già percorso il sentiero che li ha portati verso l’altro, verso il povero, verso Cristo”.
Raoul Follereau è stato uno straordinario esempio di generosità e di coraggio,nonché un vero e proprio faro per tutti quelli che hanno a cuore le sorti del mondo e dei diseredati.
Nato il 17 agosto del 1903 a Nevers, in Francia, nasce inizialmente come letterato e in particolare come poeta, inclinazione che non ha comunque mai abbandonato nel corso della sua vita. Numerose sono le pubblicazioni a suo nome, così come moltissime sono le toccanti poesie che portano la sua firma. Fin dalla sua più giovane età, tutte le sue opere sono consacrate allo scopo di combattere la miseria, l’ingiustizia sociale, il fanatismo sotto qualsiasi forma.
Per tutta la vita Follereau denuncerà l’egoismo di chi possiede e di chi è potente, la vigliaccheria di”Nessuno ha il diritto di essere felice da solo” e cercando di instaurare una mentalità che porti le persone ad amarsi le une con le altre. A servizio di quelli che egli chiama “la sofferente minoranza oppressa del mondo”, Raoul Follereau ha percorso 32 volte il giro del mondo, visitando 95 Paesi.
E’ senza dubbio l’uomo che ha avvicinato, toccato, baciato il maggior numero di lebbrosi. Nel 1952, egli indirizzò all’ONU una richiesta in cui domandava che si elaborasse uno Statuto internazionale per i malati di lebbra e che i lebbrosari-prigione esistenti ancora in troppi Paesi venissero rimpiazzati con centri di cura e sanatori. Il 25 maggio 1954, l’Assemblea Nazionale francese approvava, con voto unanime, questa richiesta e ne domandava l’iscrizione all’ordine del giorno dell’ONU. Nel 1954 si fa promotore della Giornata mondiale della Lebbra,celebrata oggi in altri 150 Paesi, è diventata, secondo il desiderio espresso dal fondatore, “un immenso appuntamento d’amore” che reca agli ammalati, più ancora dei considerevoli aiuti materiali, la gioia e la fierezza di essere trattati da uomini. Dopo una vita intera spesa a rendere giustizia ai malati di lebbra, Raoul Follereau si spense il 6 dicembre 1977 a Parigi.
L’impegno davvero apostolico di Follereau, laico e profondamente cristiano, può trovare una spiegazione in questa annotazione di cronaca: “Quando in un villaggio del Madagascar, un lebbroso, prendendo la parola a nome dei compagni, gli disse: “Noi eravamo crocifissi, sei stato tu a strappare i nostri chiodi“, Raoul, con le lacrime agli occhi, mormorava alla compagna che gli stava a fianco: “Una parola come questa è la ricompensa per tutta una vita!”
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