In questi giorni di vacanza e di riposo, nei quali – giustamente – pensiamo a rinfrancare i corpi per recuperare le necessarie energie, utili ad affrontare il nuovo anno di lavoro, ci piace condividere con voi questa riflessione di Mons. Mariano Crociata che, nello spreco di vita, di tempo, di risorse e di possibilità, tipico di questi giorni, vede il ripresentarsi di circolo vizioso antico, frutto della smania di e­vasione, di piacere, di divertimento a tutti i costi. Un’umiliazione, continua, per l’interiorità della persona.
“Quan­do, nella gestione della cosa pubblica, la lot­ta a difesa di interessi personali o di grup­po si trasforma in uno scontro di veti in­crociati, che paralizzano la ricerca del bene comune; o quando, nell’esercizio di una re­sponsabilità o nell’espletamento di un com­pito all’interno di un’organizzazione socia­le, il sottrarsi al proprio dovere vanifica pre­stazioni e servizi attesi e sperati. Sono, que­sti, solo alcuni casi tipici di un andazzo che rimpicciolisce il nostro cielo, rendendo ir­respirabile la convivenza. Diventa allora co­modo scaricare responsabilità e colpe sugli altri, o illudersi che basti una sterile elabo­razione di formule, in realtà raramente i­donee ad affrontare e risolvere i problemi.

Come uscire da tale situazione? Bisogne­rebbe innanzitutto intendere l’indole spiri­tuale del malessere che ci affligge: siamo poveri di idealità, di pensiero, di orizzonti, di speranza. Non bastano tecniche e pro­grammi, peraltro necessari; ci vogliono per­sone rinnovate, come ci ricorda Benedetto XVI: «Lo sviluppo è impossibile senza uo­mini retti, senza operatori economici e uo­mini politici che vivano fortemente nelle lo­ro coscienze l’appello del bene comune»…

Solo un simile sguardo ci fa crescere, pro­piziando una mobilitazione interiore della persona e il superamento di ogni forma di isolamento, così da riconoscersi nella rete di solidarietà umana in cui siamo costitui­ti per nascita e destino. Si tratta di ripartire da coscienze e interiorità nutrite di relazio­ni significative per far sorgere rinnovate ag­gregazioni sociali.
Dobbiamo imparare a scrutare ciò che avviene nel tessuto mole­colare di una società che custodisce riserve e fermenti di comunione, e spesso sente il bisogno di proteggersi dal chiasso superfi­ciale e dalla dispersione caratteristica della spettacolarizzazione di massa. In quei fer­menti troviamo, insieme a un segno di spe­ranza, l’invito a coltivare l’arte di rientrare in se stessi e scoprire inedite possibilità di incontro e di alleanza per trasformare dal di dentro una società che appare a volte in­sensata.”

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