A cinque anni dalla morte, la presenza di Giovanni Paolo II nella vita di una moltitudine di persone è ancora vivissima. La memoria collettiva ricorda la sua azione ostinata a favore dei diritti dell’uomo.
Le sue armi furono le parole. In ogni occasione questo Papa predicava i diritti dell’uomo, la libertà religiosa, la dignita umana, il diritto alla verità.
L’immagine che ha lasciato agli uomini del suo tempo: quella di un anziano malato, sfinito, incapace di camminare, negli ultimi giorni della sua vita appena in grado di parlare. Un’ immagine scioccante, ma destinata a far passare un messaggio forte, controcorrente: la grandezza dell’uomo è anche quella dell’uomo malato e sofferente.
Nel suo testamento oltre l’importanza assegnata alla causa della salvezza degli uomini, parla della salvaguardia della famiglia umana.
Tra i vari documenti che Givanni Paolo II ci ha lasciato che riguardano la famiglia il più noto è la lettera alle famiglie scritta nel 1994. In quella lettera ebbe a dire che la famiglia “è la prima e la più importante via della Chiesa”. Ma il documento più sostanzioso che immancabilmente deve essere posto a base di ogni riflessione sul sacramento del matrimonio e della famiglia cristiana è l’esortazione apostolica “Familiaris consortio”. Documento da cui si può attingere ricchezza di dottrina e abbondanza di riflessione.
La famiglia è la cellula fondamentale della società, il plilastro della società civile ma è anche ” la prima vera scuola di santità ” perchè in essa il bambino apprende i primi elementi della fede, dell’onestà, della trasparenza, oppure della disonestà, della disobbedienza, della iniquità.
Siamo liberi di scegliere cosa insegnare ai nostri figli con il nostro comportamento, ma con il nostro esempio, dice il Papa, possiamo diventare guide morali e maestri di vita.
Tags: cultura, evangelizzazione, famiglie, fede, speranza