Il mondo, oggi più che mai, ha bisogno di santi in ogni vocazione, soprattutto, di santi laici, persino di politici santi, così come ce ne sono già stati in passato e come ce ne sono certamente anche oggi. Insomma, di santi in ogni ambiente, soprattutto nelle famiglie, nella scuola, nel mondo del lavoro e della cultura,nella malattia, nella mancanza di tempo, nella più dura solitudine.
Ogni fedele laico deve poter trovare o ritrovare la consapevolezza profonda della universale chiamata alla santità che è, e deve essere, lo scopo principale di ogni battezzato.
Giovanni Paolo II ha additato alla venerazione un numero grande di santi e beati, ma è bello notare che, fra i santi (482) e i beati (1338) da lui proclamati (in tutto 1820), ben 522 sono laici (248 santi, più 274 beati).
Non sono soltanto numeri, si tratta di un forte segnale e uno straordinario incoraggiamento alla santità per la gente che vive nel mondo.
Gianna Beretta Molla, ad esempio, canonizzata il 16 maggio 2004.
Splendida figura di santità ambrosiana, laica, sposa e madre di famiglia, fortemente presente come cristiana in parrocchia, nell’Azione Cattolica, fra la sua gente; viveva la sua professione con spirito soprannaturale, amava dire: “Chi tocca il corpo di un paziente, tocca il corpo di Cristo”; e ancora: “Noi abbiamo delle occasioni che il sacerdote non ha. La nostra missione non è finita quando le medicine non servono più. C’è l’anima da portare a Dio e la vostra parola avrebbe autorità. Il grande mistero dell’uomo: è Gesù. Chi visita il malato, aiuta “me”. Come il sacerdote può toccare Gesù, così noi medici tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati: poveri, giovani, vecchi, bambini”.
Immolatasi per il trionfo della vita: alla quarta gravidanza, scopre un fibroma all’utero: o abortisce, o rischia la vita. Gianna decide di far nascere la figlia che lei potrà solo vedere e poi morirà. Gianna è inserita nel Martirologio romano perché, in un atto d’amore, scelse la morte per far nascere un’altra vita.
“Dell’amore divino Gianna Beretta Molla fu semplice, ma quanto mai significativa messaggera. Pochi giorni prima del matrimonio, in una lettera al futuro marito, ebbe a scrivere: “L‘amore è il sentimento più bello che il Signore ha posto nell’animo degli uomini“.
Sull’esempio di Cristo, che “avendo amato i suoi…li amò sino alla fine” (Gv 13,1), questa santa madre di famiglia si mantenne eroicamente fedele all’impegno assunto il giorno del matrimonio. Il sacrificio estremo che suggellò la sua vita testimonia come solo chi ha il coraggio di donarsi totalmente a Dio e ai fratelli realizzi se stesso.
Possa la nostra epoca riscoprire, attraverso l’esempio di Gianna Beretta Molla, la bellezza pura, casta e feconda dell’amore coniugale, vissuto come risposta alla chiamata divina!”
(dall’ omelia della canonizzazione, tratta da: Azione Cattolica – Scuola di Santità).
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