Ciascuna generazione d’uomini riscrive il proprio Vangelo

orme_neveChe io dunque sostenga che, siccome gli Evangeli non furono bastanti a redimere e mutare il mondo, il Cristo ce ne ha dato da scrivere un quinto, non significa affatto, come m’è stato rimproverato, che io abbia inteso designare materialmente un altro libro, ma solo che occorre penetrare sempre più negli Evangeli, “cercandovi la carità”, come domanda S. Paolo (1Cor. 14, 1), l’intelligenza che ne avremo sarà così perfetta, che veramente sarà come se ne avessimo composto un quinto. E alcunché di simile ho voluto dire nel luogo dove ho scritto che ad ogni nuovo santo che nasce è un nuovo evangelo che si scrive. Il che tuttavia può anche essere inteso altrimenti: che le opere buone che compiamo sono il nuovo evangelo che si scrive: o propriamente che il Vangelo muore e nasce tante volte, quante la Carità declina o rifiorisce.

Quando perciò nel mio dialogo si trova scritto che il Cristo non s’è manifestato una volta per tutte, ma al contrario si rivela ad ogni generazione d’uomini, significa solo che quante volte si rileggono i Vangeli, tante Egli con la sua Parola si rifà vivo in mezzo a noi. E alcunché di non diverso ho significato dicendo che ciascuna generazione d’uomini riscrive un Vangelo.

Il che tuttavia può essere preso in tre modi: che ciascuna vi cerca nuova luce di verità; che ogni verità che si cerca santamente è deposito che s’aggiunge al deposito dei Vangeli; che i Vangeli non sono a misura di ciò che ne apprendiamo, ma a misura dell’amore che ne edifichiamo.”

(Mario Pomilio, Il quinto evangelio, Rusconi 1975, pagg. 214-215)

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