Il parrocco di Casal di Principe s’era fatto, “cultore della parola”. Se l’uomo del nostro tempo attende ancora qualcosa, è proprio la parola, quella vera. Quella che non riporta soltanto il linguaggio di una politica, di una istituzione e di una consuetudine. La parola che trasfigura l’uomo, la parola che fa nuova la vita: “Tu solo hai la parola della vita eterna”.
Ai giovani, che si congiungevano naturalmente alla sua attività pastorale, don Peppino presentava la “lectio divina” e parlava del Cristo con la soddisfazione intima di poter fare loro il dono più grande. La parola è annuncio, è fede, è esempio, è quella pienezza dell’esistere in cui si esprime la gloria della vita.
Come assistente degli scouts, in particolare, e dei giovani dell’azione dell’Azione Cattolica don Peppino faceva pulsare la parola, che diveniva emanazione, risposta, appagamento ed edificazione. Insisteva appasionatamente, infatti, sulla necessità di ascoltare la parola, e di metterla in pratica (Lc.8,21). Sapeva bene che non sono “gli uditori, ma i facitori della parola ad essere giustificati davanti a Dio”.
Lo avevano compreso molto bene i giovani, che nel giorno del suo funerale portavano scritto sugli striscioni: ” Ti hanno ucciso don Peppino, ma non potranno mai uccidere le idee che ci hai donato”. Intendevano dire: “soltanto tu, amico di Cristo Gesù hai parole di vita eterna”. Per questo il parrocco di Casal di Principe s’era fatto “cultore della parola”. E’ questa seduzione per la parola di Cristo a fare di don Peppino un cultore dell’altro. Imparò per vocazione che non avrebbe potuto per amore della propria vita perdere le ragioni del vivere.
“Si Dio fa la differenza…… Di più! Dio fa differenti, ci fa nuovi….. può farsi nostro compagno nel presente , portando il libro dei nostri giorni nella sua mano: in essa sostiene fermamente il passato,con le sorgenti e le fondamenta del nostro essere; in essa custodisce gelosamente il futuro, lasciandoci intravedere l’alba più bella di tutta la nostra vita che da lui irradia; ossia la risurezzione in Dio” (Benedetto XVI, 21 marzo 2009)
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