La Comunità cristiana deve avere consapevolezza del suo grande compito

sfida-educativa

In un momento storico in cui tutte le agenzie educative hanno grosse difficoltà ad arginare i modelli “vincenti” dei mass-media che spingono per rimpiazzare i “vecchi” valori con quelli, più “moderni”, del successo e dell’utile, fondamentale diviene, per la comunità cristiana il proprio “riferimento alla trascendenza, ad una concezione della persona che amplia la prospettiva di un’umanità possibile”.  E rappresenta, nel contempo, il suo grande, inesauribile, potenziale.

Essa rappresenta, infatti, “uno dei pochi contesti nei quali adolescenti e giovani possono portare le loro domande di senso.

E’ difficile che le esplicitino in famiglia: si cresce anche perché ci si distacca dalle proprie radici. Difficile portarle nella scuola, che sembra orientata a un sapere in cui non c’è posto più soggettivi e personali”.

Nella vita di tutti i giorni, a volte, gli adulti pensano, invece, che i giovani non si pongano domande sull’esistenza; al punto da ritenere, talora,  “che la superficialità di taluni gesti esaurisca la loro personalità; oppure che i giovani reali siano la copia esatta di quelli delle finction televisive. Ma nessuno è senza domande profonde nella propria coscienza”.

Non sono, forse, domande provocatorie che esprimono ricerca di senso quelle  sulla scuola (“la scuola non serve a niente!”) o sull’amore (“l’amore non esiste!”)?  “La comunità cristiana, con le sue strutture educative, è un luogo in cui queste domande possono essere portate … da tutti, se la comunità saprà prepararsi con educatori capaci di interagire con tutti, disposti ad andare incontro alle persone, con iniziative in cui ci sia spazio per gli interrogativi e la ricerca”.

(Per le citazioni:La Sfida Educativa, Ed. Laterza, 2009, pag. 80-81)

Tags: , , , , , , , , , , ,

Comments are closed.